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L’INTERVENTO RUSSO IN SIRIA: IPOTESI SU FUTURI SCENARI

 

Nelle ultime ore ci troviamo davanti ad uno degli eventi geopolitici più importanti degli ultimi anni: l’intervento Russo in Siria, richiesto formalmente dal governo siriano legittimamente in carica. Com’era prevedebile immaginare dagli schieramenti politici contrapposti, ossia Russia e Nato, si levano cori di accusa più o meno sinceri e più o meno supportati da dati certi, mentre i media occidentali stanno cominciando la loro opera di marketing disinformativo che almeno in una discreta parte dell’opinione pubblica ormai non fa più breccia. Cerchiamo, con le fonti a nostra disposizione ed un pò di buon senso, di elaborare un probabile scenario futuro per la Siria di Assad.

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IL MEDITERRANEO ORIENTALE COME EPICENTRO DELLA CRISI GLOBALE

eastern_mediterranean_the_middle_east_map_bigIl mediterraneo orientale si prepara a diventare il luogo di scontro tra i due schieramenti economici, e questa parte di mondo tende ad illuminarsi sempre più come vero epicentro della crisi globale. In questa zona confluiscono tutte le forze calde ora in moto: le offensive israeliane, gli interessi americani, quelli russi, la crisi europea e l’espansione dei gruppi fondamentalisti islamici. Vediamo in dettaglio la situazione.

Siria

Se esiste una motivazione del perché gli americani non hanno attuato un’invasione da mare e si sono ridotti ad armare i ribelli è per la stessa motivazione che la Siria non è caduta: la base navale russa di Tartous, che i russi non sono disposti a sacrificare. La Siria riuscì ad assicurare la difesa dei propri confini marittimi ma risultò evidente ai russi stessi che la base di Tartous per quanto ben fornita di armamentario militare sia indifendibile per problemi di spazio e secondo, in una condizione ipotetica di guerra con i dardanelli e suez chiusi ogni rifornimento sarebbe stato impossibile. (altro…)

GRANDE ISRAELE E NEO-OTTOMANESIMO PER IL CONTENIMENTO DELL’IRAN

Map 155-1.fh9-762449Da diverse settimane ci stiamo soffermando su quello che è lo scenario medio-orientale, territorio crocevia di gran parte dei corridoi energetici di Europa ed Asia, dove oltre ad una battaglia militare, si sta combattendo una guerra ben più ampia per il dominio di una delle zone centrali di potere globale. Il territorio che va dalla Libia fino al Pakistan è in continua destabilizzazione. In questa guerra, in questo preciso momento, il fattore prima “destabilizzante” e forse in un futuro non troppo lontano “stabilizzante” (almeno per gli interessi occidentali) è lo Stato Islamico. Ma la creazione artificiosa di questo Stato, attraverso il finanziamento di decine di migliaia di miliziani sunniti, bande tribali locali e gruppi di combattenti para-musulmani provenienti da molti stati dell’Occidente, ha subito un’evoluzione forse imprevista dai suoi creatori, evoluzione che col passare del tempo potrebbe diventare conveniente agli attori locali che solcano questo scenario. (altro…)

FETHULLAN GULEN: IL RICHIELIEU DEL BOSFORO

ErdoganGulenAll’inizio degli anni 70′, quando in Unione Sovietica si stabiliva quasi concluso il “rafforzamento della Rivoluzione” e gli Stati Uniti s’incupivano per l’Indocina, in Turchia qualcosa si stava muovendo. Nell’unico paese islamico della NATO, ai piani alti dell’Esercito (depositario, in quel momento storico, della fiducia di Washington) qualcuno già pensava a come impedire che il paese cadesse in preda agli opposti estremismi. A margine del governo Demirel non passava giorno che militanti di estrema sinistra (Comunisti e Maoisti) e di estrema Destra (nostalgici non solo di Ataturk ma anche della cosmologia politica ottomana) si sparassero e si scontrassero in piazza. In un copione simile a quello messo in piedi dal governo tambroniano prima e pentapartitico poi per compattare la Repubblica borghese italiana.  (altro…)