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MISSIONI ITALIANE IN IRAQ E (FORSE) IN LIBIA. INTERVENTISMO O SUDDITANZA ?

guerra-1Nel luglio 2014 pubblicammo un articolo molto rappresentativo del nostro modo di concepire il ruolo italiano nello scacchiere globale, dal titolo: “Il ruolo geopolitico dell’Italia”. All’interno venivano descritte le naturali ambizioni storiche e contemporanee della nostra Nazione, oltre che i rapporti che ci legano a diversi paesi, europei ed extraeuropei. In questo momento di profonda crisi, sia economica che sociale oltre che valoriale/patriottica, per una parte degli analisti geopolitici, torna prepotentemente a farsi sentire la necessità italiana di acquisire nuovamente il proprio spazio nella geopolitica mondiale, in ambito dei nostri interessi e della sicurezza nazionale, che quasi sempre ovviamente coincidono. Il governo Renzi ha infatti, per la prima volta, discusso riguardo l’invio di contingenti militari in Libia, atti a ristabilire ordine e difendere le nostre priorità nel paese mediterraneo.

Perché tutto ciò si verifica proprio adesso?

L’italia, dal dopoguerra, è stata relegata a ruolo di utile servo della coalizione atlantica e non le è stato permesso di alzare la testa per tutelare i propri interessi economici, specie nel Mediterraneo, cosa che invece  ampiamente concessa a Francia ed Inghilterra. Mentre l’Inghilterra si poteva comunque definire uscita come vincitrice dalla Seconda Guerra Mondiale, l’ingerenza francese (specie in ambito libico) appare assai fastidiosa. A parte sporadici ed eroici episodi di tutela della Sovranità Nazionale (Sigonella su tutti) dall’era Craxi non è mai stato concesso nulla del genere alla nostra Nazione.

Perché allora si deve intervenire in Libia?

L’Italia è la naturale Guida del Mediterraneo dagli albori della storia della civiltà europea, e lo è sia per ragioni geografiche che per ragioni antropologiche, come crocevia di popoli e scambi commerciali. E’ forse probabile che gli Occupanti Americani abbiano deciso di ricordarsi di questo ? Sempre in ottica di vassallaggio è hanno forse intenzione di affidarci qualche briciola di intervento all’interno del Mare Nostrum ? Forse non vedono di buon occhio un ulteriore espansionismo francese in Nord Africa ?

E’ ormai notorio (lo affermano perfino membri del governo italiano) che gli interessi francesi sulla Libia furono una delle cause della guerra del 2011 nel paese berbero, e la conseguente caduta del Colonnello Gheddafi; una mefistofelica causa scatenante il caos illimitato che martoria la Libia, oggi divisa fra clan rivali e recentemente pure coinvolta nell’espansione di Daesh.

Come se non bastasse, l’intera Africa occidentale è ancora pressoché colonia economica francofona, che la gestisce tramite ingerenze politiche a proprio piacimento, anche se proprio il colosso cinese (a suon di Yuan) sembra recentemente farsi spazio attraverso una colonizzazione di tipo finanziario. L’Africa sarà un continente assolutamente da monitorare nei prossimi decenni.

In quest’ottica, una Libia più italiana potrebbe in un certo senso rompere questa egemonia francese, l’unico paese europeo ad avere ancora così tanto peso sul continente nero.

La questione però ora è: è giusto intervenire politicamente e/o militarmente in Libia, pur sapendo che si è sudditi americani?

La nostra risposta può essere in questo comunicato: LA POSIZIONE ITALIANA.

Pur con tutte le macchinazioni statunitensi è importante per noi esserci. Essere di nuovo presenti nel teatro nordafricano a reclamare i nostri interessi.

Poco importa se sono Renzi, Salvini o Pinco Pallino che lo affermano.

È bene che l’Italia si “desti” dal torpore in cui giace da troppo tempo, tenendo presente che si è ancora comunque all’interno di strutture transnazionali come Nato ed Unione Europea.

E’ bene sottolineare che potremmo comunque ricavare benefici dall’intervento, piuttosto che lasciare un paese limitrofo alla deriva e in balia del caos, paese che, ricordiamo, è assolutamente incapace di ridarsi un governo stabile, vuoi per la propria conformazione etnica, vuoi per l’ingerenza di fattori interni endemici, forse eterodiretti dall’estero. E, cosa ben più importante, occorre mettere subito la parola FINE contro le orde migratorie che con il ritorno delle alte temperature scateneranno il caos sulle coste italiane. Fondamentale nella nostra posizione, per non andare contro i principi di Sovranità Nazionale a cui noi teniamo assolutamente, che l’intervento fosse richiesto dal governo libico in carica, laddove speriamo che un interlocutore del genere prima o poi finalmente esista, dopo i recenti accordi di Shikrat.

Un altro teatro di guerra che ultimamente fa molto parlare di se è quello iracheno, dove abbiamo impegnati diversi contingenti militari, sempre al servizio della coalizione occidentale a guida Usa.

Diverso discorso si può fare per le truppe schierate in quel teatro cui dovremmo auspicare l’immediato ritiro e rientro in patria, giacché sono guerre che non ci appartengono, qualora non richieste esplicitamente dai legittimi governi di Siria ed Iraq, e non da una coalizione internazionale che si è dimostrata amica fraterna del regime saudita, un regime sanguinoso e attore principale nella strategia del caos in Medio Oriente.

Non ci resta che osservare gli eventi, nella vana speranza che la tutela degli interessi nazionali per una volta coincida con lo status di vassalli, status a cui non smetteremo mai di ribellarci.

Gianluca Vannucci

UFFICIO GEOPOLITICO USN

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