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MASSACRO A GAZA E CALIFFATO ISIS. STRANE COINCIDENZE CHE L’OPINIONE PUBBLICA NON PERCEPISCE

isis israelNelle ultime settimane, oltre agli eventi Ucraini, che fanno parte di un piano di destabilizzazione più “classico” già sperimentato in altri teatri di guerra, la nostra attenzione si è ovviamente concentrata sul Massacro del popolo palestinese e sugli eventi che riguardano l’Iraq in fiamme. Uno degli scopi che ci siamo prefissi come Ufficio Geopolitico, è anche quello di non scadere in processi di analisi troppo autoreferenziali, ma piuttosto di “dosare” i risultati di certi studi, in modo da renderli fruibili ad una platea meno avvezza a certe dinamiche troppo complicate, che anni di devastazione mediatica non hanno certo aiutato alla comprensione.

Il nostro convincimento principale è presto detto: gli eventi che riguardano Israele e l’aggressione alla Palestina, e ciò che sta accadendo in Siria ed Iraq, sono due facce diverse della medesima medaglia: una strategia ampia dell’Occidente (con i fidi alleati Israeliani e Sauditi) di destabilizzazione del Medio Oriente attraverso il massacro di Gaza e la recrudescenza fanatica delle milizie del Califatto ISIS.

La contemporaneità dei due eventi, e la velocità con cui le milizie del novello BinLaden “Califfo” Al Baghdadi si sono impossessate di una larga fetta dell’Iraq non possono essere certamente una casualità. Questi assassini hanno affilato le loro lame nella flaccida situazione iraqena. Tredici anni di invasione NATO hanno ridotto l’Iraq alla devastazione totale. Gli Americani sono stati capaci di assassinare Saddam Hussein e di lasciare in mano il paese al nulla assoluto. Adesso il Brico-Califfo (perdonateci l’uso di questo curioso neologismo che rende però bene l’idea della costruzione meccanica del personaggio che casualmente esce da Guantanamo), ossia un oscuro signorotto della guerra  finanziato molto probabilmente dai Sauditi alleati dell’Occidente, si vuole impadronire del Medio Oriente ed è molto probabilmente sfuggito ai suoi finanziatori. Della gravità della situazione ce ne accorgeremo soltanto con il passare dei mesi, quando la strategia di queste milizie sarà forse più chiara. In qusto momento di chiaro appare soltanto la totale impreparazione dell’esercito iraqeno a fronteggiare il pericolo di un totale collasso.

Osservando i movimenti dei sanguinolenti miliziani dell’ISIS, tra cui la distruzione della Moschea di Giona, l’assassinio di religiosi cristiani, insieme al clima di puro terrore che sta instaurando in Iraq, non può essere certamente frutto solo di una deriva radicale di tipo religioso, come vorrebbero decantare le cronache parlando di milizie “sunnite”.

La destabilizzazione dell’Iran e della Siria è l’obiettivo principale.

Il Califfato ISIS, in questo momento, rappresenta né più e né meno, un fantoccio USA e solo fintamente islamico; a conferma di questa una delle loro prime “dichiarazioni” è stata infatti l’intenzione mostrata di voler distruggere la Kaa’ba della Mecca.

Un Ufficio Geopolitico che non pratica del tifo ma che fa dell’analisi la sua peculiarità non può che prendere atto che questi sedicenti seguaci del nuovo califfo non sono che dei burattini eterodiretti di chi vorrebbe balcanizzare uno stato già debole. E’ giusto anche far notare che dove esistevano movimenti laici alla guida di nazioni come la Libia, l’Iraq e l’Egitto questi problemi non si ponevano. La balcanizzazione del Medio oriente ha generato una polveriera che sta lentamente andando fuori controllo.

Se taluni analisti di Washington hanno sicumera di poter “controllare” a migliaia di kilometri di distanza, un fenomeno che (come le Primavere Arabe) potrebbe ritorcersi contro o assumere contorni inaspettati ed ingestibili.

L’Islam, ormai diviso in mille rivoli, è a sua volta incapace di produrre un’unica voce e non ha nazioni “guida” che possano cementificare un’asse militarmente determinata a cancellare la presenza del Califfo.

IN questo momento sta resistendo fortunatamente ancora l’asse sciita ma appare evidente che l’attacco all’Iraq è un attacco diretto all’alleanza Siria-Iran-Hezbollah. L’ISIS è presente anche in Siria e vuole proprio l’unione in un grande califfato di Iraq e Siria ma essendo stati quasi “allontanati” in Siria, hanno puntato sulla radicalizzazione del conflitto in uno stato molto piu’ debole, l’Iraq, ma il fine ultimo è sempre quello: vogliono arrivare a Damasco, ossia dove non sono arrivate le milizie finanziate dall’Occidente.

Nelle dinamiche di potenza a livello mediorientale l’obiettivo dell’asse USA-Israele è di creare un’area vasta che comprenda Siria e Iraq da tenere saldamente sotto controllo per due ragioni fondamentali. Primo blindare Israele per gli anni a venire e lasciargli mano libera per distruggere definitivamente ogni resistenza palestinese. Secondo creare un corridoio di accesso al mediterraneo dove la Russia venga tagliata fuori ed emarginata verso Est, dove all’altro estremo subisce già la pressione cinese.

L’opinione pubblica è mal informata.

Per capire queste dinamiche bisogna avere a disposizione strumenti ed informazioni che non tutti hanno. L’opinione pubblica italiana deve maturare e chi pratica politica in maniera seria (escludendo quindi i partiti dell’arco istituzionale) non deve cadere nelle contrapposizioni dicotomiche (Occidente contro Islam) tanto care ad Huntington e che proprio i “burattinai” usa/israele/wahabo-takfiristi e compari stanno subdolamente predisponendo sullo scenario quasi fossimo ad Hollywood in un copione giò scritto.

I cittadini italiani ed europei devono essere informati ponendo molta attenzione ai linguaggi da utilizzare; le analisi proposte devono suscitare riflessioni che possano accendere i riflettori sugli inganni che i media occidentali continueranno a far passare. Un’informazione corretta deve spiegare le dinamiche come in un racconto senza cadere nei tecnicismi che invece distanziano. In primis, spiegare che l’ISIS non è l’Islam ma semmai ne rappresenta soltanto una porzione radicale e sanguinaria (peraltro fuori controllo). I media mondialisti stanno propagandando questo orrore facendoli apparire come dominanti all’interno della galassia islamica, mentre invece sono soltanto milizie di sanguinari, foraggiati, ben armati e con licenza di uccidere.

Strane coincidenze.

Gli Stati Uniti si fingono stupefatti ed Israele proprio contemporaneamente scatena l’offensiva ed il massacro di Gaza.

Un caso ? Evidentemente no.

Le orde di assassini del Califfato rappresentano la loro “fase B” ovvero un’ulteriore degenerazione dei mercenari (che già in precedenza muovevano in medio Oriente) finalizzata alla destabilizzazione e l’annichilimento di quell’Islam nazionalista e maggiormente laico che difendeva la sua esistenza.

E’ compito anche nostro far percepire ai cittadini le distorsioni di questa ennesima devianza dei “poteri distorti” e dei loro partners. Purtroppo l’apparato mediatico e giornalistico italiota non aiuta i cittadini nella comprensione di talune dinamiche. E’ evidente, in questo ultimo periodo nel quale il conflitto tra l’entità sionista e la Palestina va acuendosi sempre di più, come le quinte colonne italiote dell’Atlantismo e dell’Usurocrazia internazionale (e tra queste anche le false opposizioni, stampelle della democrazia) si agitino per proporre la diffusione presso il volgo di libri atti a plagiare ancora di più l’animo annichilito del cittadino, come quelli della Fallaci. Queste pubblicazioni saranno le nuove “bibbie” da agitare al vento contro l’Islam, nell’infausto e funzionale (per gli interessi statunitensi ed israeliani) scontro di civiltà, programmato da tempo dai sacerdoti dell’occidente.

Libia e Mare Nostrum.

Nelle prossime settimane lo sguardo dovrà essere obbligatoriamente posto anche verso la Libia, dove dopo la fantozziana strategia occidentale di eliminare Gheddafi, ha prodotto una destabilizzazione totale e devastante. Questa assurda situazione venutasi a creare manu militari grazie allo sciagurato intervento della Nato, dovrebbe riguardare in primo piano l’Italia, sia dal punto di vista energetico, sia dal punto di vita dei fenomeni immigratori.

L’evento più grave che potrebbe accadere è il supporto saudita anche alle milizie libiche più radicali, il che non farebbe altro che spingere il califfato ISIS molto più ad ovest; il rischio c’è ed è molto forte. In questi stati anarchici abbandonati nelle mani delle tribù non potrà che ergersi un vassallo locale, un piccolo signore della guerra tenuto in vita finchè funzionale alla strategia di destabilizzazione.

La situazione libica, dovrebbe riguardare e preoccupare al massimo un governo che curi gli interessi della propria nazione, mentre quello attuale retto dal “giovanotto neo-obamiano” non altro che una pessima e triste copia dei precedenti, interessato unicamente alle squallide dinamiche interne ed assolutamente ininfluente sotto il profilo politico e militare ai destini del Mediterraneo, ormai diventato il giardinetto di Francesi ed Inglesi.

La fuga degli occidentali da Tripoli è segno evidente di sconfitta, anche se, appare ormai chiara la “nuova strategia” degli Stati Uniti che, dovendo giocoforza fare a meno di tutti i suoi soldati che pretendevano di controllare l’intero globo, adesso hanno puntato tutto sulla “destabilizzazione globale” sia in funzione di una nuova visione “lontana” della Responsability to Protect, sia grazie a tutta una serie di nuovi strumenti che vanno dall’utilizzo dei droni fino all’incredibile evoluzione della cyberwarfare che sposta il piano delle guerriglie geopolitiche su ambiti mai prima utilizzati.

Quindi riteniamo i media occidentali colpevoli di disinformazione: lo scopo è quello di creare nell’opinione pubblica “direttamente o indirettamente” un processo mentale che Israele sia l’avamposto dell’Occidente “bianco e giudaico-cristiano” contro le armate del Califfo “alle porte di Vienna” e contro l’Islam terroristico traslato in Hamas (magari a suo volta anch’esso infiltrato).

I Socialisti Nazionali si pongono distanti da tesi antislamiche o da azioni che supportino “fallaci” teorie di Scontro delle Civiltà; da sempre abbiamo avuto come punti di riferimento i partiti laici del medio oriente (Baath) o l’esperienza Nasseriana. Ed, in questa sede, teniamo più che mai a sottolineare che la questione califfato se posta fuori controllo potrebbe essere esportata in qualsiasi e vulnerabile nazione europea, Italia in primis.

Il problema è grave e sta assumendo caratteristiche preoccupanti (anche in ambito sociale e religioso), ed appare inconcepibile come l’opinione pubblica italiana sia totalmente lasciata all’oscuro delle dinamiche appena riassunte.

UFFICIO GEOPOLITICO U.S.N.

 

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